Ferruccio Repetti da "il Giornale" Domenica 6 giugno 2010
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Piatti tipici e atmosfera alla tavola di Nonna Nina
Mi dice: Si va da Nonna Nina. E' il posto giusto per te. Messa così, non l'apprezzo, la proposta. Che alluda alla mia data di nascita? Gentile.... Tant'è: la fiducia nell'esperta collega di convivio (e, oltre che esperta, anche ghiottona) mi convince. E alla fine, a fine pasto intendo, devo riconoscere che aveva ragione lei, la ghiottona. Intendiamoci: Nonna Nina non è vecchia. E' senza tempo, per chi va "a mangiar fuori" e cerca - ne sono sempre più sicuro - l'atmosfera prima ancora del menù, l'accoglienza prima ancora del nettare di Bacco. In una parola: per chi cerca l'ospitalità al miglior livello. Che significa pochi fronzoli, ma tanti, piccoli grandi pregi che fanno la differenza. Mica ci devi andare, sia chiaro, per fare colpo sulla top manager o la top model. Lo "sciato", l'esibizione, gli orpelli devi scordarteli. Qui è tutta un'altra storia. L'ambiente, tanto per cominciare. E' quello esterno, nel cuore del Parco di Portofino, un paio di chilometri dalla cima di Ruta che si percorrono tra due file ininterrotte di alberi. Fino ad arrivare all'inizio della frazione di San Rocco, a quella casa genovese di fine Ottocento, tinta di rosa e giallino. Nonna Nina sta lì, si conquista salendo una scala, e già allora capisci di entrare in un'altra dimensione rispetto al solito ristorante: la dimensione di una casa vera, l'ingresso e due salette linde in cui predominano l'azzurro e il bianco. Alle pareti foto d'epoca, alle finestre le tendine ricamate. E intorno ai tavoli, otto-nove in tutto, la madia, le suppellettili sono "quelle di una volta". Ti siedi e stai sereno, ti senti a tuo agio, neanche t'avessero dato d'aperitivo una camomilla. Ma tanta cura per la tradizione non scende a compromessi con il servizio: Rosalina e Paolo, che si alternano in sala e in cucina, curano i particolari. Altro che camomilla! La "carta" non è ricchissima di piatti (un pregio), ma varia a seconda delle stagioni. Ed è stagionale anche il pesce, una "specialità speciale" del ristorante. In questo periodo primeggiano il tegame di acciughe, i taglierini al sugo di triglia, il San Pietro con patate e rosmarino, ma, più in generale, i piatti della cucina tipica di Liguria, compresi i dolci (crostate fatte con marmellate e frutti che arrivano da Tiglieto, azienda agricola e turistica "Il Sottobosco" di Luca Dalpian). Ho (abbiamo) molto apprezzato l'antipasto, una miscellanea di mare, le focaccine fritte ripiene di formaggetta, e il "pesce povero" cucinato alla ligure, equilibrato e gustoso. Anche il vino sfuso è beverino. E il bicchiere della staffa, ti viene voglia di berlo in terrazza. Contemplando il golfo, il promontorio e, perchè no? anche la ghiottona.


Bruno Bini da "Il giornale" 24 agosto 2005
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Una bella casa genovese all'inizio dell'abitato di San Rocco con pochi gradini dall'unica strada carrozzabile che dalla Ruta si snoda panoramica sul golfo Paradiso fino alla piccola piazza antistante la chiesa.
Percorsa la breve scalinata ecco un piccolo terrazzo raccolto nel verde (siamo nell'ara del Parco di Portofino) e poi due salette di bianco lindore interrotto da ornamenti blu, tende ricamate alle finestre e pochi tavoli.
In sala vi accoglie Rosalia, mentre in cucina il marito Paolo prepara i piatti della giornata, puntiglioso nell'accurata esecuzione e nella scelta degli ingredienti. Il chè significa l'orto, i campi e il mare, portati in tavola nel modo più gustoso grazie a una felice combinazione ambientale (i terreni coltivati sono a breve distanza dal locale, i pescherecci attraccano alla banchina del porticciolo alla base della collina) e ad un'attività ai fornelli derivata prima di tutto dalla passione.


Amaracord di sapori di Mare. Edoardo Raspelli da "La Stampa" 25 marzo 1999
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Se potete, fate come me: veniteci o fuori stagione o, almeno, non nel fine settimana. Vi gusterete il silenzio, la tranquillità, la bellezza di questa celebre oasi appartata e, in più, il piacere della cucina e dell'ambiente della nostra meta gastronomica.
Siete a Camogli? E allora fuggitene la calca marinara, le sagre da strapaese e le folle e andate a cercarvi questa frazioncina da nulla al cui ingresso, sulla sinistra, trovate questa deliziosa casetta della nonna, di fatto oltre che di nome, questa bomboniera di grande fascino tenuta con solare semplicità, senza tanti fronzoli ma, contemporaneamente, con tanta poesia.
La strada che da Camogli sale a San Rocco è un breve crocco di curve, comodo e sinuoso: vi inerpicate brevemente tra una selva di pini marittimi e di aranci tra orti e scampoli di giardino. La casetta è deliziosamente appollaiata sulla sinistra, sopra un negozietto, una bottega di frutta e verdure. Il richiamo al passato, già dal nome, è quanto mai appropriato: all'ingresso, sulla sinistra, il muro porta le foto di famiglia del tempo che fu, poi un tavolino di servizio che serve anche per fare i conti, sulla destra il piccolo settore del bar e, infine, due salette, uguali, piene di atmosfera e fascino, una di cinque, l'altra di quattro tavoli in tutto. L'ambiente è Primo Novecento: la madia con i bicchieri, le tendine bianche ricamate ai vetri delle piccole finestre, i vasi con le primule sui davanzali. Con la stagione calda, l'atmosfera è altrettanto piacevole cenando sulla terrazzetta all'entrata, che dà sulla strada ma, anche, prima di un triangolino di mare laggiù, sulle mille luci della verde collina tutt'intorno: un vero presepe della Liguria.
Ed infine, dopo tanto ambiente, veniamo al sodo, al cibo ed al vino, dove trovate piatti che rispecchiano l'amore delle cose che vi circondano, poche specialità ma fatte con attenzione, cura, affetto.


Franco Capacchione da "La cucina italiana" settembre 1987
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San Rocco, il borgo a un passo da Camogli, è in posizione invidiabile: vero balcone naturale che domina l'intera costa ligure in direzione di Genova. Al fascino paesaggistico si aggiunge quello gastronomico, assicurato da questo piccolo ristorante nato per la volontà di Paolo e Rosalia. Lui in cucina, lei in sala, propongono ottimi sapori locali nei quali regnano sovrani gli aromi, timo su tutti.
Per un massimo di 35 coperti distribuiti in due piccole sale e una terrazza all'aperto, pochi i posti, ottima la cucina: nel fine settimana è indispensabile la prenotazione per non rimanere senza tavolo.


Da "Dove"
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Paolo Dalpian ha aperto nella vecchia casa di famiglia della moglie, il ristorante La cucina di Nonna Nina. Quattro stanze, imbiancate a calce, con mobili di noce fine Ottocento, affacciate sul Golfo Paradiso. Attorno, un pugno di ville e case dagli intonaci rosa, verdi, rossi e gialli che si stringono ai lati della Chiesa di San Rocco, minuscolo borgo sopra Camogli, a 25 chilometri da Genova. 
I piatti sono quelli della tradizione ligure, dai sapori e dai profumi che sanno di mare e di bosco. Sono una rarità i corsetti con sugo di carciofi, piccoli dischi di pasta fatti a mano, e le troffie alle ortiche con il pesto. Triglie e seppie che si fanno ricordare, pescate nelle acque antistanti Punta Chiappa e il Monte di Portofino.


Da Côté Sud Settembre 2004
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Avant du dîner, une "passeggiata" sur les hauteurs de San Rocco s'impose, le chemin commence au détour de l'église et l'on n'appréciera que mieux la cuisine de grand-méere de Nina. Cuisine traditionelle ligure, fougasses et pâtes maison, petits poulpes fondants...
Sans autre ambition que d'être comme à la maison, déliciesement bien.


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